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"Viviamo momenti di disumana violenza quasi ogni giorno, tranne quelle volte che ci ricordiamo di essere stati umani." M.C


Saggistica

BuerCaim
Siamo vittime e carnefici in una lotta contro il tempo che non fa prigionieri!


Le Ali - Prologo

Le Ali - In un mondo dove tutto ha un senso Seconda Edizione

“Ho cercato di spingermi oltre l’umana immaginazione, cercando con la mente quello che gli occhi non potranno mai vedere. Mondi indefiniti, immagini sfocate di un qualcosa che forse non avrà mai una forma concreta. Ho cercato di spingermi là dove la razionalità lascia il posto alla fede, cercando qualcosa di tangibile, qualcosa mi spinga a continuare a sperare in un cambiamento. Mi sono spinto là dove ogni cosa ha un solo senso. Poi, come se la terra non avesse più consistenza sono stato costretto a spingermi altrove, poiché tutto quello che conoscevo non esisteva più.” M.C.


Le Ali, apre una nuova frontiera!
Un nuovo modo di vivere la fantascienza.
Attraverso un percorso che non ha mai fine ed alimentato da un esame proporzionatamente filosofico, non che il primo di una serie di romanzi, con i quali intendo condurre il lettore lungo una serie di nuove avventure. Vivere la storia, le storie, le sensazioni in un modo altamente sperimentale. Nei miei romanzi non ci sono alieni, non ci sono astronavi o armi futuristiche, ne tanto meno mondi immaginari. Quello che troverete, sarà quello che porterete con voi, la vostra esperienza, il vostro personale modo di percepire la realtà e il mondo che vi circonda, quello reale o meglio, quello che la maggior parte delle persone considerano reale. L'essere umano, con la sua forza e le sue debolezze, sensibile ma anche impassibile, eroe e codardo, potenzialmente acculturato per quanto possa essere temibile e distruttivo o costruttivo. Così come l'idea di 'bellezza' non è che un concetto del tutto personale, sarete voi a dare ai personaggi il volto finale. Così come l'idea di 'tempo' è un concetto del tutto personale, sarete voi a dare un'era, un'epoca a quello che troverete, se lo desiderate. Così come i 'nomi propri' che sono un concetto del tutto personale e legato alle differenze culturali, sarete voi se lo desiderate dare un nome ai personaggi. Personalmente ritengo che la nostra società sia totalmente disumanizzante e tende a spernoficare il singolo per adattarlo sempre di più ad un contesto 'economico-politico' il cui fine è il controllo su tutto e su tutti, per questo non uso dare nomi ai personaggi, poiché ritengo sia l'unico modo per sottolineare il problema che non è solo concreto, ma oserei dire atroce. Credo che il vero 'viaggio', se così vogliamo chiamarlo, sia quello che ci porta ad esplorare noi stessi, il nostro io interiore. Perché esistiamo? Esiste un fine o una fine nella nostra esistenza? Esiste un fato che controlla tutti e tutto? Credo fortemente che noi stessi siamo quegli 'alieni' che tanto temiamo e dubito che la nostra discendenza, sia quella diffusa e conosciuta dalla maggior parte. Siamo parte di un qualcosa che ancora non conosciamo e forse mai conosceremo. Siamo i descendenti di un qualcosa, di un qualcuno che prevarica la nostra immaginazione. Esiste un Dio? Certamente! Un Dio esisterà, ma non è certamente quello che ci è stato tanto 'pubblicizzato'. Siamo immersi, circondati da un mare che non contiene acqua ma tempo. Siamo un granello in un'immensità che con molta probabilità non ha, ne una fine ne un inizio.


Massimiliano Cerrone


Filosofia e Fantascienza

 Il mOnDo di Le Ali Le Ali - Link diretto

Le Ali - In un mondo dove tutto ha un senso Seconda Edizione
(Nuova Edizione - Seconda ristampa)

Massimiliano.Cerrone

Il racconto...
168 Pagine inedite attraverso un fantasioso romanzo
...
"La storia, la paura, la solitudine, la ricerca di se stesso e della verità, in un mondo fuori dal tempo. Dove la razionalità perde consistenza e subentra la paura dell'ignoto. Un viaggio ai confini del tempo, un viaggio ai confini della mente e dell'essere."


Introduzione

Prodotto di un procedimento a noi superiore, siamo tutti frammenti, schegge dalle proporzioni microscopiche in un mondo macroscopico, infinito. In questo mondo infinito, in continua espansione, niente è fine e niente è inizio. Come un tunnel che nessuno ha mai costruito, quella che potrebbe essere la fine, può essere anche l’inizio, quello che conta è come lo si percorre. Così la vita come la morte seguono lo stesso percorso, quello che cambia è solo il punto di vista. Nell’ignoranza di ciò che non capiamo, abbiamo creato i miti, sui miti abbiamo costruito nazioni e sulle nazioni abbiamo creato leggende. Infinite storie, hanno colorato piccole schegge, che si sono unite ad altre formando frammenti sempre più grandi. Come i pezzi di un puzzle dalle proporzioni cosmiche, il disegno finale ci è sconosciuto. Colori come il bianco e il nero hanno e continuano a tingere questi frammenti, bene e male, hanno preso possesso di spazi in cui annidare.

Il messaggio nella bottiglia non è altro che l’ultimo frammento che attraversa il tempo portando con se, per chi lo leggerà, il verdetto finale, l’appello finale. Se dobbiamo essere gli artefici della nostra fine, facciamolo almeno con la consapevolezza del giudizio e con la coscienza del bianco e del nero. Tutto quello che fu scritto, non deve essere, non può essere, solo un buon inizio, ma un giusto cammino. Oggi, purtroppo abbiamo perso il giusto percorso e colori meno vivaci continuano a tingere i frammenti.

Perché inviare un messaggio di pace nello spazio se non riusciamo a recepirlo sulla terra?

Se vogliamo invece, essere gli artefici della nostra fine, lasceremo che il nero ricopra indisturbato ogni cosa e il solo messaggio che tramanderemo, sarà quello della nostra fine nella piena ignoranza, senza aver saputo dare il giusto valore al senso della vita, al perché esistiamo. Cercare di migliorare è un diritto, un dovere che è intrinseco alla nostra natura, ma farlo sulle sofferenze altrui è un diritto che non ci spetta. Perché cerchiamo altre forme di vita, se siamo consapevoli che il nostro agire non può che essere visto e giudicato come dannoso e controproducente? Non dovremmo temere di “non trovare nessuno” la fuori, dovremmo invece temere il contrario, poiché potremmo essere giudicati per le nostre azioni.

In un mondo dove la libertà è diventata merce di scambio, in un mondo dove la giustizia e uguaglianza sono effimere chimere, dovremmo temere il giudizio e non cercarlo a tutti i costi.

In un mondo dove l’armonia è la chiave della vita, abbiamo scelto di suonare le note sbagliate. In un mondo dove tutto ha un senso, facciamo cose che non lo hanno. In un mondo, dove tutto o quasi ci è concesso, abbiamo scelto l’autodistruzione e la solitudine.

Le Ali...In un mondo dove tutto ha un senso.

Buona Lettura.

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Massimiliano Cerrone
Massimiliano Cerrone

Pensieri

1 - 2 - 3 - 4 - 5

Narrativa

Frammenti, piccole storie, dove la fantasia è una metafora, dove le situazioni non hanno schemi ma solo spunti. Frammenti di uno specchio che riflettono solo una, di infinite realtà. Poter osservare la nostra e trasportarla in un mondo irreale che ha volutamente una visione del futuro comune. Un corto, un frammento, uno spaccato, una foto di un qualcosa che non esiste, ma che probabilmente esisterà. M.C.

I corti della fantascienza
( brevi viaggi in nuovi spazi)

Intro
Il nuovo mondo
Le nano macchine
Tramonto


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Opere in corso

Il Paradosso - L'evoluzione inceppata di Massimiliano Cerrone

Il Paradosso
L'evoluzione inceppata


Introduzione

Esiste quella sensazione di cambiamento medioevale, quel senso innato che ci spinge ad uscire dal quel guscio disumano che avvolge ormai la nostra società. Una sorta di valvola, che separa il paradosso irrealistico del presente, quasi normale nella sua irrealtà artefatta, da quello che dovrebbe essere il naturale sviluppo, in un contesto più umano. E' parte del nostro DNA e se anche non ce ne accorgiamo, funge da regolatore a quello che è poi, il nostro orologio biologico. Un ticchettio mirato, un ticchettio divinamente congenito, che alimenta la nostra fiamma divina. E' la sensazione che qualcosa manca, è la sensazione che alcuni colori non sono nella giusta misura dosati. I colori della vita, i colori che giorno dopo giorno, arricchiscono la nostra fiamma, la rendono intensa e se nella giusta dose, abbagliante e in un contesto più umanamente materiale, più affascinante. Il cambiamento. Quel lento e inesorabile processo che nostro malgrado, ci ha eretto su due gambe, ci ha opportunamente civilizzato e che ci continua a spingere a proseguire; nel migliore dei casi ne otteniamo un giovamento sociale, nel peggiore dei casi, data la nostra innata predilezione al materiale, più disumanizzante e catastrofico. Non è un delirio artefatto, non è pessimismo travestito da saggezza, non è l'abbandono o la rinuncia ad un qualcosa di preciso, ma solo un punto di riflessione, un fulcro su cui far ruotare l'intera struttura umana. Nella cruda realtà, di un passato devastato da violenze mascherate da favori e sotterfugi, abilmente nascosti dietro lo spauracchio del perbenismo bigotto e trasandato, di colui che si offre, ma che con l'altra mano sta già contado l'ammontare dell'avere. Esiste quella sensazione. Ovviamente non è una regola fissa, non è una lama che senza coscienza giustizia tutti, no! Non è questo, ma resta pur sempre un dovere da assolvere, ma non come giudice, sarebbe un abuso di potere il solo pensarlo, ma un dovere civile, se si desidera rispettare il naturale divino. Potrei quasi dire, siamo troppo perfetti. Certo potrà sembrare in contrasto con quello che è stato detto finora, ma è così, al contrario, è proprio quella perfezione che ci rende così incredibilmente perfetti, anche nelle imperfezioni. Esiste una mia personale e innata cadenza nel trittico, lo confesso, ma l'articolazione più è complessa, più rende arduo capirne il funzionamento e quindi, anche più affascinante. Presa di coscienza, esame e confronto, il trittico per eccellenza che a sua volta, anima il fascino del conflitto. La sfida, l'adrenalina che ne scaturisce dalla sensazione di perdita imminente e la sensazione di poterne uscire vincitori e appagati. Siamo troppo perfetti! Ne sono certo. In tutto questo arduo conflitto, mi ritrovo sempre a pormi la fatidica domanda; Cos'è più disumano, colui che si fa esplodere con una bomba per ideologia religiosa, colui che morendo porta con se un numero indefinito di anime? O colui che senza rimorso acquista un paio di Nike, consapevole che sono state prodotte sfruttando la manodopera sottopagata di un gruppo di ragazzini, che guadagnano a mala pena un penny l'ora? Chi è più malvagio, colui che in una frazione di secondo uccide uomini, donne e bambini? O colui che lentamente, progressivamente ed inesorabilmente alimenta, per un sociale sfoggiare di moda e ricchezza, quella macchina infernale che sfrutta il lavoro minorile, la dove, il potere economico dell'occidente ha posato il suo manto nefasto? Chi è più diabolico, colui che sgancia una bomba su un villaggio di inermi contadini, solo perché gli è stato ordinato? O colui, che giorno dopo giorno avvelena con il motore dell'automazione, un numero indefinito di future vittime? Chi è più diabolico, colui che scarica veleni industriali nei fiumi, solo per risparmiare nello smaltimento? O colui, che volontariamente getta, senza rimorso, una busta o una bottiglia di plastica in un corso d'acqua? Chi è più diabolico, colui che stupra una donna, che provoca violenza su un bambino? O colui che vende impunemente, per puro profitto personale, medicine contraffatte? Chi è più diabolico, colui che ruba per fame? O colui che ruba, perché il milione di dollari, nella maggior parte dei casi, guadagnato con l'inganno, non è più sufficiente a dissetare la sua sete di potere? Chi è più diabolico, il politico corrotto? O le nazioni, che sui politici corrotti, hanno fondato il loro potere economico? Potrei continuare all'infinito, ma a cosa servirebbe dopo tutto? A cosa servirebbe portare, mostrare le due facce, se in ogni caso ci ritroviamo a vivere in una società che ha deciso di mettere sul piatto della bilancia, da una parte il potere economico e dall'altra parte la vita degli esseri umani? Non servirebbe proprio a nulla, non c'è nulla che possa eguagliare la cattiveria, la perfidia umana, eppure siamo fieri, siamo entusiasti nel continuare a speculare sul nostro prossimo come fosse un corpo senza vita, un corpo la cui anima si può vendere al migliore offerente, per un proprio tornaconto personale. Fortunatamente, questo, e ne sono convintissimo, questo non è valido per tutti gli esseri umani. Ringraziando Dio, se mai ne possa esistere uno, questo non è valido per tutti. Nonostante, la cattiveria, la bramosia per la ricchezza abbia contagiato la maggior parte, esistono ancora persone che sanno distinguere, senza ombra di dubbio, il bene dal male e lo fanno perché ci credono, perché ritengono che tutto l'oro del mondo, non possa far felice nessuno o comunque sia, non ne garantiscono il risultato. Persone normalissime, persone di modesta caratura, nella maggior parte dei casi che, senza il ben che minimo accenno ad un tornaconto personale, si prodigano per il bene comune. Persone fatte di carne e sangue, come tutti del resto, persone che però hanno deciso di non far parte della maggioranza, che senza timore affrontano i rischi di esporsi in prima persona per il solo desiderio di portare sollievo a coloro che soffrono. Queste sono cose che avvengono di continuo, avvengono sotto i nostri occhi e nella maggior parte dei casi, non ce ne rendiamo neanche conto. Solo pochi, solo coloro che in silenzio osservano, scrutano l'altrui operato, possono capire quanto sia difficile tutto questo, quanto sia straziante, giorno dopo giorno portare giovamento a coloro, i meno fortunati che, vittime di un sistema disumanizzante, senza rimorso sono triturati nella macchina del consumismo più sfrenato. Persone normalissime, persone la cui anima è alimentata dal bene comune, persone la cui gioia nell'affrontare i rischi nell'andare contro corrente, li ha resi dei giganti. Come la storia già ha già mostrato infine volte, sono innumerevoli le persone che nonostante siano state vittime delle loro idee, hanno comunque continuato nel loro operato è molte volte a costo della loro stessa vita. Cosa spinge quindi queste persone nel continuare a soffrire, sopportare le ingiurie e i disagi di tali decisioni, se non la voglia, la netta convinzione che quello che stanno facendo, lo fanno per la devozione di un fine supremo. Sono persone normalissime, persone che all'improvviso si sono ritrovate ricoperte di una carica che, forse loro malgrado neanche immaginavano e pure, hanno proseguito nonostante fossero coscienti dei rischi che correvano. Vittime di guerra o vittime della guerra, come conseguenza nefasta di un preludio legato a coloro che per tutto il periodo del conflitto, hanno aiutato i più bisognosi. Vittime legate ad una ideologia politica, vittime che non si sono arrese alle ingiustizie della mafia, vittime del lavoro, dovuto nella maggior parte dei casi per la totale assenza di prevenzione in fatto di sicurezza, da parte di coloro il cui unico fine è massimizzare i profitti a discapito della tutela dei lavoratori. Sono migliaia le persone che per ideologia o per il solo senso di giustizia, correttezza, pur di portare avanti un'idea, hanno pagato a caro prezzo la loro fermezza. E' questa forza, questo senso innato di giustizia e di libertà se vogliamo, che ha alimentato, che alimenta ogni giorno queste persone che hanno deciso di separare con fermezza, quello che è giusto, da quello che non lo è. Non esiste un altro motivo, non esiste un motivo economico ne un ritorno puramente personale, se non quello di sapere che quello che stanno facendo, quello che hanno fatto, lo hanno fatto e continuano a farlo solo perché è semplicemente giusto e corretto. Viviamo in un mondo immerso completamente nell'idea, che tutto sia lecito se porti un guadagno, lo vediamo, assistiamo quotidianamente a questo scempio eppure, nonostante tutto, il più delle volte non siamo che spettatori inermi. Alcune volte lo siamo perché fisicamente non abbiamo i mezzi per opporci, ma il più delle volte lo siamo, perché la cosa non ci riguarda personalmente e questa è una tendenza che negli ultimi decenni ha preso sempre più piede. Come mai tutto questo? Cosa ci ha spinto così oltre misura nel preferire una vita centrata unicamente nel materiale, da una vita più saggia, più corretta, più conforme se vogliamo a quei vecchi insegnamenti che, per generazioni le diverse religioni insegnano ai propri figli? Cosa ci ha portato questa grande corsa verso il consumismo, se non miseria e delusioni? Vi siete mai soffermati a guardare per esempio, le immagini di quei libri, che raccontano come intere nazioni sono state costruite sul sudore e sulla sola forza dei soli muscoli da persone comunissime, persone molte volte il cui rango sociale non permetteva loro di andare oltre l'aratro, o magari di servitori all'interno di qualche illustre famiglia? Momenti ormai perduti, momenti ormai dimenticati nei meandri rugginosi di un passato che il più delle volte, neanche volgiamo ricordare, eppure quei momenti sono esistiti e sono quei momenti che hanno reso potenti nazioni, momenti che per quanto facciamo, in qualche modo restano parte di noi e non c'è nulla che possiamo fare per rendere omaggio ai quegli uomini, a quelle donne, a quelle famiglie, se non quello di cercare di condurre una vita che sia il più possibile conforme a quel senso di giustizia e bontà, che è parte integrante di ognuno di noi. In questa era di consumismo, in questa era di frenesia tecnologica, più ci addentriamo in quello che possiamo considerare puramente materiale, più ci allontaniamo da quei valori che sono le fondamenta stesse di intere nazioni, quelle stesse nazioni che oggi hanno deciso di dimenticare tutto il loro passato e puntare tutto sul potere del denaro. Che lo vogliate o no, il vero Dio non è quello che ci vogliono insegnare nelle scuole, non è quello che ci mostrano sugli opuscoli che distribuiscono con tanto fervore negli angoli delle strade, il vero Dio è il denaro o meglio, il denaro in realtà è il braccio destro del petrolio, perché è proprio il petrolio il vero Dio. E' il petrolio che controlla tutti e tutto. L'economia di interi paesi è basata sul petrolio e per esso si fa tutto. Inoltre, non si sa come ma, la dove esiste il petrolio esiste anche un maligno e poiché l'uomo giusto deve combattere il maligno, quale migliore scusa se non promuovere guerre per combatterlo? E' un meccanismo che ormai ha preso piede un po ovunque, è un sotterfugio che chissà per quale motivo funziona sempre. Poi si sa, per fare la guerra servono le armi e quale miglior motivo se non quello di applicare tutte le conoscenze acquisite per produrne sempre delle nuove e sempre più devastanti? Se le armi sono più efficienti, la guerra durerà di meno. Falso signori! E' tutto falso! Perché è falso? Perché proprio quei paesi che con tanta devozione si impegnano a produrre armi sempre più efficaci, alla fine sono proprio quei paesi che delle loro armi ne fanno un catalogo, un catalogo che poi viene presentato al migliore offerente, tanto per essere certi che, chi può ovviamente, può esser pronto a combattere questo mostro invisibile che chiamiamo, il maligno. Questo mostro mutevole, dall'aspetto disumano che imbruttisce man mano che le nazioni diventano più potenti e più le nazioni diventano potenti, più il maligno è presente e pronto a sferrare i suoi colpi letali. Ma quale maligno signori? Quale mostro dalle molteplici teste ostacola il vostro cammino? Quale orrenda creatura è nascosta nella vostra vita, se non l'idea stessa di una presenza tanto crudele? Non c'è nessun maligno, nessun mostro mette in pericolo le vostre vite, se non l'idea stessa che tutto è lecito purché ci sia un guadagno. Nessun uomo nero mette in pericolo le vite dei vostri figli, se non colui che elabora contorti meccanismi su cui lucrare il diritto stesso di difendersi, nonché quello di reclamare tutti i mezzi per poterlo fare; Senza considerare inoltre, che alla fine di tutto questo contorto comportamento, le uniche persone che realmente ne traggono un profitto concreto, non sono le persone comuni, ma un pugno di imprenditori, banchieri e uomini politici, mentre tutto l'operato della filastrocca è totalmente affidata al sudore, alle sofferenze e alla miseria della gente comune e questo signori, è un dato di fatto. E' ovvio che in tutto questo c'è il chiaro segno di un disegno ben preciso, di un piano ben congegnato affinché tutti i tasselli possano coincidere secondo le aspettative di queste menti contorte, mostruose, perché alla fine, di veramente mostruoso, c'è solo la presenza di questi individui. E' l'avvento delle grandi corporazioni o delle società di fatto se vogliamo, che hanno poi dato forma concreta, che hanno dato corpo a questo mostro disumano e l'anima che lo alimenta, non è che il desiderio incontrollato di queste grandi società per il profitto, per il potere assoluto, su tutto e su tutti. Questo è il vero mostro, non ne esistono altri. E' questo desiderio incontrollato di potere assoluto, che porta miseria, sofferenze e devastazione ovunque il desiderio di sfruttamento viene concentrato. Se esiste una zona fertile, dove il mostro può ottenere un qualsiasi tipo di profitto, possiamo essere pur certi, che dopo il suo passaggio, in quell'area non crescerà più nulla per decenni, se non per secoli e anche questo è un dato certo e non è certamente speculazione editoriale. Prendiamo ad esempio alcuni fatti che hanno colpito il nostro secolo; fatti che se da un lato sono conseguenza di un disastro naturale, dall'altro lato nascondono in maniera molto evidente, una totale incuria da parte del genere umano che, ancora una volta per motivi puramente speculativi hanno causato più danni dell'evento naturale di per se. I fatti che verranno di seguito esposti, non seguono un ordine cronologico temporale, ma creeranno comunque un prospetto ben definito di quanto possa essere grave il problema della speculazione economica, il cui fine è quello di arricchire i pochi a danno dell'ambiente e della popolazione in generale. Centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi 11 marzo 2011. Il disastro provocato prima dal terremoto e in seguito dallo tsunami che causò, per coloro che non lo ricordassero la morte di oltre 15.800 persone, numero questo impressionante certo ma è nulla se lo paragoniamo alla contaminazione nucleare avvenuta, certo in seguito allo tsunami, ma decuplicata dalla presenza di sostanze altamente radioattive e in dosi superiori al consentito proprio dalle norme di sicurezza, le quali proprio per la loro particolare pericolosità andavano trattate in tutt'altra maniera, inoltre la sicurezza dell'impianto ampiamente e volutamente ignorata per motivi unicamente economici era una situazione che di fatto andava avanti ormai da diverso tempo e anche questo è un dato di fatto. Terremoto dell’Aquila, Italia 6 aprile 2009. A seguito del crollo della palazzina di via Gabriele d’Annunzio che costò la vita a tredici persone, le autorità competenti, ancora una volta hanno accertato una voluta e totale assenza nel rispettare le norme in fatto di costruzione edile. Per motivi puramente speculativi, di lucro personale da parte di coloro che si erano assunti il compito di erigere tale costruzione, tredici persone persero la vita. Tredici persone persero la vita, affinché qualcuno potesse giovare in un maggior guadagno nel costruire utilizzando materiali scadenti o addirittura eliminando parti di sostegno necessari a sostenere l'intera struttura. Disastro del Vajont, Italia 9 ottobre 1963. La caduta di una colossale frana che dal Monte Toc si riversò nelle acque del sottostante bacino, causò la tracimazione dell'acqua contenuta nell'invaso con il conseguente superamento della diga. La colossale onda che ne seguì spazzò via in un secondo l'intero paese di Longarone. Morti presunti 1.917 persone. Indipendentemente dalle responsabilità civili e non di progettazione, anche in quel caso una cura maggiore nel rispettare il corso della natura, nonché i pareri della popolazione che vennero arbitrariamente ignorati, in quanto non considerati tecnicamente validi da coloro che, alla fine della loro scienza non hanno che prodotto un devastante risultato, avrebbero potuto salvare un numero considerevole di vite. 26 Aprile 1986, Cernobyl, uno dei più grandi disastri ambientali della storia. 65 furono i morti al momento dell'incidente tra tecnici e personale addetto al reattore nucleare, 336.000 persone vennero evacuate dalla vicina città per la caduta radioattiva, 4.000 decessi dovuti a tumori e leucemie, anche se i responsabili per vigliaccheria non ammisero mai le loro responsabilità per tali decessi. Ovviamente come è possibile immaginare la stima ufficiale sottoscritta da associazioni varie e ben diversa da quella falsa e ipocrita delle autorità competenti russe, che fa salire il numero dei decessi a 6.000.000 su scala mondiale in un arco di tempo pari a 70 anni. Come molti sapranno il caso di Cernobyl è passato alla storia come uno dei più controversi dell'era nucleare. Le motivazioni che portarono all'incidente, anche se abilmente negate e mascherate dalle autorità russe, si conoscono fin troppo bene. La lotta per il potere interno, la lotta di classe che alimentava in quel periodo la Russia, fu l'unico vero motivo che condusse all'incidente e infine al disastro nucleare che noi tutti conosciamo e ricordiamo fin troppo bene. Ma la cosa che in questo caso è ancora più sconcertante è il livello di omertà che fin dall'inizio fu adottato dalle autorità; a tal punto che mancava poco che la pioggia radioattiva non poteva che far bene all'organismo.

continua...

Massimiliano Cerrone


Apocalypto - di Massimiliano Cerrone

Apocalypto

Artefice di opere magnifiche, che tingono il mondo con maestosità. Meccanismi elaborati, partoriti da menti brillanti, che vomitano nell’oscurità orrore compresso. Spicchi di realtà racchiusi in contesti assurdi, che solo pochi, osservano con l’intenzione di vedere e cambiare. Schemi ben precisi e visibili, delineano un futuro contestabile, ma, che si accetta con il senno del poi e la frenesia del subito. Attimi passati che non ricorderà mai, per assenza momentanea dello stesso, nell'attimo vissuto. Pensieri disconnessi e realtà irreali, tingono l’ombra di colui, che occupa lo spazio concesso. Consumatore di speranze altrui, occupa l’ombra nella falsità di un volto che non esprime, ma finge. Vittima di se stesso, esprime idiozia, certo di una realtà assurda, che chiama vita." M.C


Introduzione

Era notte fonda. Mentre la forza della natura sembrava scaricare tutta la sua potenza attraverso fulmini e pioggia, la furia dell'uragano si faceva sempre più vicina. Si era allontanato parecchio da quello che sembrava essere l'occhio del ciclone, ma dentro di lui sapeva di non trovarsi al sicuro, una vocina continuava a ripeterglielo e tutti gli eventi, sembravano dargli ragione. Era bastato un frettoloso e inquietante annuncio alla radio per mettere tutti in agitazione. Tutto il paese era in subbuglio, la calma aveva abbandonato gli abitanti del piccolo villaggio e un senso d'agitazione, sembrava avere avuto la meglio sulla razionalità e sul sangue freddo, anche dei più coraggiosi. Chi correva da una parte, chi correva dall'altra, sembrava che tutti scappassero da un nemico mortale ed invisibile che mieteva vittime al suo passaggio. Il sangue dentro le sue vene sembrava ribollire e tensione, sudore, agitazione, paura, la gola arsa dalla sete, sembrava indurlo alla follia. Tutto dentro di lui lo spingeva a trovare una via di fuga, ma ovunque posasse lo sguardo il suo istinto gli sussurrava di non fidarsi. Era immerso come protagonista, nel più degli allucinanti scenari che madre natura poteva creare. Gli alberi intorno a lui sembravano pedine di una domino a cascata. Esili e fragili, privi della ben che minima resistenza, sembravano piccoli stuzzicadenti tra le dita di un gigante. Lo scricchiolio di travi, il frastuono delle tegole sradicate si altalenava al frastuono della tempesta e tutto sembrava essere il frutto, di uno spartito musicale demoniaco. Di tanto in tanto erano percettibili piccoli frammenti di suoni che, riuscendo a trovare strada tra il fragore della tempesta, giungevano alle sue orecchie straziandolo, come fosse un lamento prolungato di sofferenza e angoscia. Piccolo e inerme, non era che un batuffolo di vita in un mare di morte in tempesta. Il vento sferzava così forte, che anche le colonne più possenti, cadevano come castelli di sabbia, sotto il peso di una montagna. Non era la prima tempesta a cui assisteva e di certo non sarebbe stata l'ultima, almeno lo sperava, ma quella volta, sembrava che tutta l'ira degli dei fosse racchiusa in quelle raffiche di vento dalla potenza straordinaria e allo stesso tempo terrificante. Erano ormai più di dieci anni, che gli eventi della natura sconvolta dal livello di inquinamento, si susseguivano con manifestazioni più o meno distruttive, sotto gli sguardi attoniti dei sopravvissuti. L'elevato tasso di radiazioni presenti nell'atmosfera, le piogge acide e un brusco cambiamento del clima, si alternavano quotidianamente a ritmo incessante. Si viveva sul filo del rasoio con il ricordo di quella che un tempo era una vita normale, sotto il peso della distruzione, del 2042, l'anno del cataclisma che sconvolse ogni cosa, compresa la speranza di un futuro; infine, la noncuranza dell'essere umano, aveva dato i suoi frutti. La mancanza di volontà da parte dei popoli, il desiderio di ricchezza e lo sfruttamento indiscriminato delle risorse del pianeta, avevano certamente messo la parola fine ad un possibile futuro, fino a che, il 2070, segnò il grande esodo, verso le profondità del pianeta. Degli otto miliardi di persone, solo due ancora calpestavano quel poco che era rimasto di un pianeta ormai morente. Sei miliardi di persone erano morte nel corso degli anni, decimati dalle malattie, pestilenze, infezioni e dalla fame. I primi anni del collasso furono i peggiori. Il pianeta che aveva iniziato l'inarrestabile declino, portò con se prima il totale disorientamento e poi, la consapevolezza di quello che stava per accadere, aveva fatto il resto. Fu l'inferno. Le nazioni entrarono in guerra intenzionate ad usare ogni mezzo per ottenere la supremazia, armi biologiche, armi atomiche e nell'incessante calzare degli eventi, il crollo totale segnò la fine. La legge inefficace e fatiscente, era stata soppianta da una più violenta e spietata, il senso civico era decaduto e con se l'idea del lecito. Razzie, uccisioni di massa erano diventate un'esigenza e tutto era giustificato, nel nome della sopravvivenza. L'assurdo si trasformò in allucinante e ovunque, calarono le tenebre. Il senso di morte accompagnava quel lento declino verso il nulla, lasciando dietro di se, un alone oscuro, privo di anima e scrupoli, implacabile ricopriva ogni cosa e senza alcuna distinzione. Diffidenza, agitazione ed esasperazione erano una costante così tangibile da sembrare una sorta di cappotto, un involucro che avvolgeva tutto e tutti, ma che non era possibile togliere. La pena era un lusso da donare a pochi e comunque, aveva un valore inferiore a quello dell'aria pulita. Era una realtà troppo irreale, ma era una realtà. Per un arcano mistero, l'essere umano, la macchina perfetta aveva fallito. Arbitrariamente, nella consapevolezza, aveva fallito ed il frutto del potere, aveva vinto su tutto, anche sugli stessi vincitori. Il venti per cento della popolazione rimasta, viveva nell'ombra della tecnologia, applicata ad una difesa sempre più accanita. Pur vivendola, si continuava a rincorrere la fine. Ironia della sorte, quel venti per cento non era che il risultato di un esperimento, non proprio riuscito, ma che in ogni caso aveva segnato la fine di un'epoca. Sei miliardi di persone, un evento biblico in tutti i sensi. A parte la teoria del meteorite che segnò la fine dei dinosauri e il diluvio universale, non c'era mai stato nulla di così devastante. Nel male, l'uomo era riuscito a superare il maestro, nel male, per fino madre natura era stata battuta.

Delle volte, nei giorni di calma, era possibile osservare ancora una volta, il sorgere del sole e proprio quel giorno, dopo mesi, la tempesta ancora una volta, aveva rovinato ogni aspettativa. La maggior parte dei viaggi in superficie erano dedicati alla ricerca di materie prime. Tra i resti delle vecchie città ormai in abbandono, cimeli di un tempo lontano anni luce, vestigia di un popolo in parte andato, ci si muoveva alla ricerca di oggetti e materiale da riciclare; plastica, vetro, rame e ferro, erano un vero tesoro. Gran parte delle terre emerse si erano trasformate in immensi deserti, aridi e sterili. Un colore giallo tenue, presente un po' ovunque, dava l'idea di vivere in una cartolina in bianco e nero invecchiata. Le aree più contaminate dalle radiazioni erano quelle lungo le coste, li si potevano osservare dei veri e propri giochi di luce. In visibili e mortali, particelle infinitesimali di materiale radioattivo e altre sostanze derivate, reagivano a contatto della luce e l'umidità proveniente dal mare, alimentando improvvisi e sfavillanti giochi di luce. Ad occhi inesperti, il tutto a prima vista poteva sembrare affascinante e spettacolare, ma chi aveva avuto la sfortuna di assistere da troppo vicino, ne aveva riportato dei perenni segni su tutto il corpo. Insomma, era un tipo di spettacolo che potevi apprezzare solo, se non lo si conosceva. Migliaia e migliaia erano i chilometri di coste interamente ricoperte da strati di catrame, ricoperte da macerie di vario genere sparse dalle esplosioni, si erano trasformate dopo l'uso delle armi atomiche in zone altamente radioattive. Come un muro invisibile, una barriera perimetrale impenetrabile circondava e isolava la maggior parte dei continenti dal mare. L'abbandono, le piogge acide e gli uragani, avevano fatto il resto. Erano bastati trent'anni e tutto era cambiato. Spaventosamente cambiato. Pochissime erano le aree in superficie ancora abitate o abitabili. Gruppi di ribelli, malviventi per lo più, conosciuti come gli “Esterni”, si susseguivano nel compito di governare una sorta di impero del male, suddiviso su quattro grandi regioni, all'interno della zona radioattiva. Non vi era nessuna legge, tranne quella del più forte e più spietato. Di tanto in tanto, non mancavano gli attacchi da parte di questi gruppi alle aree sotterranee. Scorte di cibo e medicinali erano il bottino più ambito. L'esercito, o quel che ne era rimasto, pattugliava i punti di confine che separavano il mondo sotterraneo dalla superficie, ma non era che una minima prevenzione, rappresentavano solo un lieve ostacolo contro la determinazione e l'odio che gli esterni nutrivano. Tre ingressi principali fortificati nella roccia, separavano quel poco di civiltà rimasta, che cercava di sopravvivere nelle zone più nascoste, nei meandri del sottosuolo. Più che città erano zone, fazioni, ognuna con differenti abitudini, ma tutte convivevano in pace tra loro, costrette ovviamente, dal peso opprimente di un passato tragico e ancora vivido. Era tutto il potenziale umano residuo, con l'arduo compito di assicurare un futuro, alle nuove generazioni. Compito assai arduo, quasi impossibile, ma era l'unica cosa che potevano fare, le scelte erano poche, vivere o morire e nel mezzo, nessun sorriso. Trenta chilometri nel sottosuolo e quasi novanta milioni di chilometri quadrati, suddivisi in laboratori, ristori, case ed edifici pubblici, rappresentava il grosso della forza lavoro che ancora sperava in qualcosa. Un piccolo mondo, quasi incontaminato, ma non era che una specie di brutta copia, di cose e luoghi che ricordavano vagamente, uno stile di vita ormai estinto. Piccole fotografie per ricordare, ma niente di più. Un condensato di flora, fauna e mattoni, tutto quello che era stato salvato prima della guerra, era stato li suddiviso e ricollocato nel migliore dei modi con grande sforzo e impegno, da parte di tutti. L'intera struttura era alimentata da un generatore geotermico che era collocato tre chilometri sotto la città, nelle viscere magmatiche di un vero e proprio fiume in fiamme. Mentre la lava scorreva in tutta la sua potenza, il calore generato riscaldava l'acqua trasformandola in vapore che, attraverso una serie di condutture, andava ad alimentare le potenti turbine della centrale. Attraverso cavi e raccordi, l'energia veniva poi distribuita in tutta la città. Un gran numero di corridoi e cunicoli erano stati infine ricavati scavando nella roccia viva, fino a formare una vera e propria rete di strade e viuzze. In alcune zone, il fotovoltaico e l'eolico rinforzava l'afflusso di energia. I cunicoli e le caverne erano così numerose, da ricoprire centinaia e centinaia di chilometri nei meandri più profondi della terra. Il sistema idrico invece, era costituito da una serie di pompe che aspiravano la loro linfa vitale, più preziosa dell'oro, da immensi laghi sotterranei, che per volere divino evidentemente, non presentavano tracce di radioattività, al contrario della maggior parte delle fonti in superficie. La provvidenza era stata clemente; per qualche mistero geologico infatti, tutta quella zona riusciva in qualche modo a filtrare ed eliminare la maggior parte della radioattività presente nella maggior parte dei torrenti e fiumi, di quei pochi rimasti, in ogni caso. Il clima ne aveva certamente guadagnato, era come vivere in un grande bollitore sopra al fuoco, però funzionava e non era inquinante, se non altro non contribuiva a peggiorare la situazione. La vita animale, ridotta del novanta per cento era un bene del tutto in estinzione. Erano state create diverse riserve sotterranee per la riproduzione di alcune specie di pesci e molluschi, anche se non sempre erano in grado di garantire una riproduzione in grado di supportare l'intero fabbisogno. Più che una guerra mondiale era stata una vendetta mondiale che aveva in parte ucciso il pianeta. La natura con il suo grande potere, nel bene e nel male reagiva, lentamente ma reagiva, purtroppo il tempo era ancora un vincolo fondamentale per l'essere umano e non sempre, i tempi di madre natura coincidono con i fabbisogni degli uomini. In ogni caso un profondo senso di rispetto era sorto dalle ceneri della frenesia, dello sfruttamento indiscriminato e il saper aspettare, era una nuova dote imposta dagli eventi. Da come erano andate le cose non ci si poteva lamentare più di tanto e se non era per gli scontri tra i militari e gli Esterni, quel luogo per molti, se non per tutti, rappresentava un vero paradiso. Il resto del prodotto militare rimasto, era rappresentato dai satelliti scampati alle armi nucleari che ora, sotto il controllo del popolo del sottosuolo, rappresentava il grosso delle sue difese. Un grande occhio che osservava ogni cosa, niente di più, nessun potere di difesa, nessun tipo di armamento, i satelliti con armamenti erano stati i primi bersagli da entrambi gli schieramenti, con lo scoppio della guerra. A parte la limitata privacy per i ribelli, non rappresentavano un pericolo per nessuno, più che altro erano solo un buon deterrente contro eventuali attacchi da parte degli Esterni, visto che l'esercito, sembrava avere poca influenza. Si preoccupavano di più di non essere spiati, che della minaccia che la fazione avversa, eventualmente poteva rappresentare, neanche avessero da nascondere chissà quale segreto inviolabile. La cosa era così evidente, che per molti, tutta quella rabbia che alimentava quel comportamento da parte degli Esterni, non era che una scusa per sfocare la loro ira, nei confronti di un nemico che in effetti, non esisteva più.

continua...

Massimiliano Cerrone


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Titolo:
Le Ali - In un mondo dove tutto ha un senso

Autore: Massimiliano Cerrone
Copertina: ISBN | 9788891122247

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